Dentro la Musica – intervista ad Alessio Bertallot – di Teo Segale

Una voce nota quanto il volto, una perseveranza cristallina, un gusto diventato trademark. Alessio Bertallot non ha bisogno di lunghe presentazioni: dalle onde radio di Deejay la sua trasmissione B-Side ha convertito molti al culto della battuta bassa e della fusione di stili in chiave perlopiù elettronica. Musicista hip hop ante-litteram (per l’Italia) e non solo, DJ, VJ, giornalista: la sua Bertallosophie, nome di una serie di ottime compilation uscita qualche anno fa, raccontata partendo dalle sue origini vercellesi.
E’ corretto dire, prima di tutto, che la tua formazione artistica è cominciata proprio a Vercelli?
Se per formazione artistica intendiamo escogitare una via di fuga dalla provincia e dalla provincia del cuore, diciamo che Vercelli ha dato delle ottime ragioni per formarmi fuggitivo attraverso la musica, sì. Sono nato in montagna e cresciuto su un’isola. Non sono mai riuscito a farmi piacere la pianura. Ho bisogno di panorami mossi.
Scendendo un po’ più nel dettaglio, cosa ricordi delle tue prime infatuazioni musicali?
Approcciando la musica suonata nella forma chitarra e voce era naturale che imparassi dai songwriter… Bob Dylan e Neil Young, prima di tutti, poi Tom Waits, ma anche Bennato, Pino Daniele, poi Crosby, Stills & Nash. Non mi sono mai piaciuti certi cantautori italiani come Guccini (pur rispettandoli, non mi piacevano da suonare) e Rino Gaetano. Anzi , non sopporto la RinoGaetanitudine che sento oggi… Read the rest of this entry »




