Nella Nebbia

Rivista mensile con uno sguardo trasversale sull’arte
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Anniottanta – di Diego Cajelli

bambino 80Gli anni Ottanta sono un filo di plastica colorata, attorcigliato a spirale, tipo quello del telefono, con un anello per inserirci le chiavi da un lato, e un moschettone dall’altro. Gli anni Oottanta sono riuscire a venderlo, facendoci un sacco di soldi tra il 1982 e il 1983.
Gli anni Ottanta odorano di gomme da cancellare all’uva americana e di schiuma da barba.
Negli anni Ottanta non ti fai ancora la barba, ma comunque c’era il carnevale. Carnevale voleva dire schiuma. Voleva dire quelli più grandi di te che ti inseguono, e ti trasformano in un gigantesco fiocco di neve all’eucalipto. E quando torni a casa la mamma si incazza.
Gli anni Ottanta si dividono in due.
Nella prima metà c’è una Saltafoss rossa, nella seconda metà un Moncler arancione. Read the rest of this entry »

Amori e traslochi – di Diego Cajelli

diegoElisa aveva capito da tempo che era arrivata l’ora di andarsene da quella casa, un quadrilocale che divideva con altre tre ragazze fin dai tempi dell’università.
L’ appartamento in cui vivevano, nonostante si trovasse nella Milano-da-bere della moda e del capitalismo, era un autentico capolavoro dell’architettura razionalista sovietica.
Non a caso infatti, Elisa suonava la Balalaica al nono piano di via Marx 8.
Via Marx, che si fondeva ideologicamente con via Engels, era l’arteria principale di un quartiere dormitorio per la capace forza lavoro bolscevica, composto da imponenti palazzoni marroni.
Anche se si trovava di fronte all’ospedale San Carlo, a due passi dallo stadio di San Siro, quando d’inverno saliva la nebbia, Elisa aveva l’impressione di trovarsi nella periferia di Volgograd.
Gli enormi parallelepipedi color carruba dominavano il paesaggio e gli umori. Essenziali, privi di fronzoli e di dettagli. Palazzi costruiti unicamente per il loro utilizzo ideologico/strutturale: mettere un tetto sulla testa di qualcuno. Funzionali come una stazione spaziale in orbita attorno al pianeta A.L.E.R. Read the rest of this entry »

Danzando nella stratosfera – di Diego Cajelli

rex sladeUn mal di testa formato famiglia balla la Mazurka del Barone, della Santa e del Fico Fiorone
tra le mie tempie. Cerco di attenuarlo con la pomatina della tigre che mi ha regalato Chen. L’unguento puzza, e nella mia scissura interemisferica la sagra di ballo paesano continua, fregandosene dei rimedi Shaolin e dei composti chimici Bayer presi un paio d’ore fa.
Non solo, ma Ella mi guarda in uno stato catatonico riflessivo. La forza di gravità agisce impietosamente sulle sue guance, rendendola molto simile ad un Bulldog di un metro e settantacinque, parlante e con un vestito a fiori. Una visione infernale che devo sconfiggere il più presto possibile. Faccio presa su quel poco di razionalità che mi rimane, mentre cerco di ricordarmi che sono vicino a Patrizia e che devo tenere a bada i miei incredibili poteri paranormali.
Siamo nel parcheggio del Discount del Pneumatico. Un luogo idilliaco, dove i cani randagi pernottano nei copertoni bucati. Dove al pomeriggio, interi branchi di ragazzetti si ritrovano per trascorrere ore felici coniugando verbi.
Io e Patrizia siamo lì perché lei mi deve parlare. Read the rest of this entry »

L’identità della carta – di Diego Cajelli

pozzettoCaramelle di Fenolo al ribes rosso, i capelli favolosi di Farrah Fawcett, sette monaci tibetani che ballano la hula, una Ferrari Testarossa contromano nell’arteria femorale e un calamaro del Baltico.
Sezionare un triceratopo, un manuale di astrologia, un forchettone in legno, mezza dozzina di Harmony gonfi d’acqua, quattro assi e un canapè.
A questo penso mentre faccio la fila per la carta d’identità.
Penso anche che il Ventesimo secolo ha prodotto più immagini di tutti i secoli precedenti messi insieme. Immagini, immagini e immagini, ci penso sempre prima di fare una foto tessera.
Scrivo mentalmente un saggio sulle peggiori immagini di tutti i tempi. Dedico un capitolo intero ai LolCats, alle foto segnaletiche dei criminali del Grande Fratello, ai tre quarti dall’alto delle ragazzine puccettine su faccialibro e miospazio. Read the rest of this entry »