
La bellezza e la bruttezza: concetti troppo relativi, troppo personali. Dipende sempre e soltanto dall’occhio di chi guarda un’opera cogliervi l’uno o l’altro aspetto. Eppure i visitatori della personale di Salvatore Giò Galliano, tenutasi presso lo spazio espositivo Santa Chiara in Corso Libertà a Vercelli dal 18 aprile al 3 di maggio scorso, erano tutti concordi col tipo di bellezza che l’obiettivo dell’artista trentaduenne ha immortalato. Non fosse stato per le didascalie poste ad accompagnare ogni immagine, sarebbe stato addirittura difficile intuire che i protagonisti degli scatti, riletture di grandi opere pittoriche e scultoree del passato (da Caravaggio a Degas, da Antonello da Messina a Jan Vermeer), fossero portatori di handicap. Galliano ha sciolto ogni possibile pregiudizio, ha oltrepassato lo stereotipo di “disabile” per mostrare una bellezza tanto potente quanto inedita, sotto il profilo artistico, dando infine vita a una felice sinergia tra fotografia, pittura e scultura, il cui equilibrio, delicatissimo, è direttamente proporzionale allo spessore umano che lo sorregge.
Ai suoi esordi, la fotografia veniva considerata “la sorella povera” della pittura. Qual è il tuo parere al proposito? Il tuo lavoro sposa e rispetta ambedue le forme.
La fotografia non la vedo né povera né ricca, se paragonata alla pittura. Vedo entrambe per ciò che sono: un’espressione artistica, come lo è pure la scultura – o almeno mi piace pormi nell’ottica che si equivalgano nel segno dell’arte. Nel mio lavoro attuale, “I Volti della Passione”, ho cercato soprattutto di abbinare il presente al passato: il presente della fotografia e il passato delle opere pittoriche e delle sculture a cui mi sono ispirato. Read the rest of this entry »